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Sicurezza sul lavoro di Daniela Marzano

La sicurezza sul lavoro: brevi cenni sul decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81

Sotto la spinta degli avvenimenti degli ultimi mesi, che hanno visto aumentare a dismisura i casi di morte ed infortuni sul lavoro, il Governo, in forza di delega conferita con l’art. 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123, ha “riordinato” in un unico testo normativo tutte le vigenti norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.
Ed invero, la normativa in materia di prevenzione e sicurezza sul posto di lavoro era aumentata a dismisura, dando vita ad un coacervo di norme tra le quali, è bene specificare, difficilmente il datore di lavoro poteva districarsi. Dunque, l’obiettivo della legge delega era quello di dare un assetto unitario alla materia, nel rispetto anche della norma di cui all’art. 117 Cost. che attribuisce alla competenza ripartita di Stato e regioni la materia della “tutela e sicurezza del lavoro”.
Ciò lascia dunque spazio ad un intervento normativo regionale; ed invero, qualunque regione potrebbe decidere di adottare una sua autonoma normativa, pur nel rispetto dei principi generali e quelli fondamentali del decreto legislativo n. 81/08, perché il nuovo c.d. “testo unico”, pur se impropriamente definito tale, troverà applicazione solo laddove non sia stata adottata una normativa regionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro ( a seguito della cui emanazione le disposizioni statali perderebbero efficacia).
La normativa di nuova nascita non è stata accolta da tutti con favore; difatti, non vi è chi non ritiene, a giusta ragione, che in verità il nostro legislatore del 1942 aveva già creato una norma in materia di obbligo di sicurezza imposto al datore di lavoro, ovverosia la norma guida e cardine di cui all’art. 2087 c.c..
A ben vedere tale norma è di così ampia valenza che la specificazione di ulteriori oneri ed obblighi a carico del datore di lavoro non possa che creare maggiore confusione in un settore normativo di per sé già ricco e complesso.
La responsabilità del datore di lavoro, come delineata nella storica norma di cui all’art. 2087 c.c., è tale da non poter essere neanche scalfita dalla nuova e corresponsabile figura, introdotta dal d.lgsl. n. 81/2008, del “delegato” di funzioni, ovverosia da colui che, quale persona tecnicamente capace, dotata delle necessarie cognizioni tecniche e di poteri decisionali (anche di spese e di intervento), con atto di delega espresso, inequivoco e certo riceva la c.d. delega di funzioni (ovverosia un reale ed effettivo potere di intervento che si esplica finanche con la reale presenza sui luoghi di lavoro) in materia di prevenzione e sicurezza sul luogo di lavoro.
Difatti, rimane comunque fermo l’obbligo del datore di lavoro, quale “garante” dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale del lavoratore, di fare tutto quanto in suo potere per evitare il verificarsi di infortuni e, quindi, di vigilare e controllare l’attività del delegato ed il concreto esercizio della delega ed, infine, di fornire allo stesso, al fine di ridurre la propria responsabilità, tutti i necessari poteri finanziari e di spesa al fine di far osservare le norme antinfortunistiche.
Spesso e volentieri, innanzi alla notizia di morti sul lavoro, la collettività è portata istintivamente a inveire nei confronti dei datori di lavoro, rei di non aver adottato le giuste misure di prevenzione. Va, tuttavia, osservato che in altri casi, non così infrequenti, l’evento mortale si è verificato per responsabilità dello stesso lavoratore che, per il vero, malvolentieri adotta gli opportuni accorgimenti per tutelare la propria incolumità, pur se fornitigli dal proprio datore di lavoro. Basti osservare il quotidiano lavoro nei cantieri per rendersi conto di come la normativa antinfortunistica sia spesso disattesa proprio dalle persone a favore delle quali è stata creata.
A tal proposito, il nuovo “testo unico” statuisce che non è esente da responsabilità lo stesso lavoratore il quale viene onerato dell’obbligo di prendersi cura della propria salute e sicurezza nonché della salute e sicurezza delle altre persone presenti sul luogo di lavoro. Tuttavia, in ultima analisi, ricade comunque sempre in capo al datore di lavoro l’onere di operare un controllo continuo e costante per esigere, anche dal lavoratore, il rispetto della normativa prevenzionale ed antinfortunistica, in ragione del noto brocardo, di cui all’art. 40, comma 2, c.p. in base a cui “non impedire l’evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”, salvo che lo stesso datore di lavoro non riesca a dimostrare (e per il vero trattasi di prova alquanto difficile) la ricorrenza, nel caso di specie, di un evento assolutamente eccezionale ed imprevedibile del lavoratore, ovverosia la presenza di un comportamento del lavoratore che sia “anomalo” ed “imprevedibile” e, come tale “inevitabile”, ossia tale da non potersi far rientrare nell’obbligo di garanzia posto a carico del datore di lavoro.
In tal senso, comunque, sarebbe opportuno che i datori di lavoro effettivamente si preoccupino di “formare” i propri dipendenti, fornendo agli stessi dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione ed emergenza adottate nell’ambito della propria attività.

Daniela Marzano